Vulci

La storia

L'antica Vulci (etrusco Velc*Velci, greco Olkíon, latino Volci/Vulci) sorgeva a circa 12 km dal litorale, nel cuore di una vasta pianura ai margini meridionali della Maremma, in un contesto paesaggistico ancor oggi inalterato. L'abitato, che raggiungeva un'estensione di circa 130 ettari, occupava il pianoro de La Città e il contiguo rilievo di Pozzatella collegati fra loro da una stretta lingua di terra: naturalmente difeso da pendici scoscese, è delimitato a nord dal fosso Fontanile o della Città, ad est dal fiume Fiora e a sudovest dal fosso di pian di Voce o fosso di Giano.

La Città e le necropoli di VulciLa città è circondata dalle grandi necropoli: ad ovest i sepolcreti di poggio Maremma, dell'Osteria, di Pian di Maggio e di Tamariceto, ad est quelli di Cavalupo, Ponte Rotto, Cuccumella, Polledrara, Campomorto, tutti utilizzati senza soluzione di continuità dall'età protostorica a quella romana.

Nonostante le scarse notizie delle fonti, l'importanza della città è testimoniata dagli straordinari, innumerevoli materiali rinvenuti negli scavi condotti nel suo territorio sin dal XVIII secolo. L'area dell'abitato di età storica ha restituito tracce di stabile occupazione dal momento conclusivo dell'età del bronzo (fine X secolo a.C., in cronologia convenzionale), epoca in cui giunge a termine il processo di formazione del grande centro protourbano.

Già dalla seconda metà del IX secolo a.C. Vulci appare aperta a scambi e rapporti commerciali che col tempo gradualmente si intensificano. Ma è a partire dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. che si registra una rapida ascesa dell'insediamento che, ormai pienamente strutturato, proietta i suoi interessi anche sul territorio ed diviene nel corso del VII secolo a.C. vera e propria potenza economica, raggiungendo il culmine dello splendore nel secolo successivo.

In questo periodo si consolida il dominio di Vulci sul territorio che dalla riva destra del fiume Marta si estende sino ai Monti dell'Uccellina e l'interesse della città, che ha ormai assunto un peso considerevole nello scacchiere politico dell' Etruria, si rivolge, non senza forti opposizioni, verso la bassa valle del Tevere e Roma.

Una vivida eco di tali eventi si coglie negli episodi «storici» raffigurati nei celebri affreschi della tomba François, che con altri eroi etruschi vedono protagonisti i fratelli Vulcenti Aulo e Celio Vibenna e il loro sodalis Mastarna, che diverrà poi il sesto re di Roma con il nome di Servio Tullio.

Superata la recessione economica che nella seconda metà del V secolo a.C. colpisce le metropoli dell'Etruria marittima, nel corso del IV secolo a.C. Vulci gode di una fase di rinnovato splendore frutto di nuovi equilibri politici e sociali. Dopo la conquista nel 280 a.C. ad opera del console T. Coruncanio si assiste ad una capillare romanizzazione del centro e del suo territorio e la storia di Vulci diviene analoga a quella di altre città dell'Etruria: un consistente fervore edilizio si registra agli inizi dell'età imperiale e l'abitato continua a vivere sino all'alto medioevo quando viene progressivamente abbandonato.