Sala 32

Narce

Sul medio corso del fiume Treja, tra Mazzano e Calcata, sorgeva il centro più importante dell'agro falisco meridionale. Non si conosce il nome antico della città - nella quale si è proposto di riconoscere Fescennium -, che si sviluppava sulle tre alture di Narce, Monte Li Santi e Pizzo Piede, circondate da numerosi sepolcreti, databili tra l'VIII e il III secolo a.C.

La fase di maggior sviluppo si colloca tra la fine dell'VIII e il VII secolo a.C., quando il controllo delle vie di comunicazione attraverso la valle tiberina favorisce precoci contatti con la cultura greca. Una preziosa testimonianza in tal senso è offerta dalla Tomba 4 (XXXIV) della Petrina (730-720 a.C.) che accoglieva i resti cremati di un ricco cavaliere: le ceneri deposte nell'urna in lamina di bronzo, la spada da parata e le falere della bardatura equina erano protetti da un panno secondo il rituale di tipo greco descritto da Omero per i funerali di Patroclo.

Nel corso del VII secolo a.C. l'aristocrazia locale raggiunge livelli di ricchezza pari a quelli dei "principes" dell'Etruria e del Lazio, come documentano i corredi dalle tombe «del carro», «degli ori» e «degli scudi». In queste sepolture, all'articolata composizione dei corredi di accompagno comprendenti, accanto alle produzioni falische in impasto, vasellame in bronzo fuso e sbalzato, ceramica di importazione greca e di importazione dall'area etrusca, si unisce l'esibizione di beni personali preziosi che sottolineano il rango del defunto, quali il carro, gli scudi da parata in bronzo, le oreficerie in oro, argento, ambra.

Narce, necropoli di Pizzo PiedeNarce, necropoli La Petrina, tomba 4Narce, necropoli La Petrina, tomba 1