Sala 33

Falerii

Le origini

Capitale del territorio falisco, Falerii (greco Falérioi, latino Falerii) sorgeva nel luogo dell'odierna Civita Castellana, su un alto pianoro tufaceo delimitato da corsi d'acqua e difeso naturalmente. Sviluppatosi a partire dall'VIII secolo a.C., con precedenti nell'età del Bronzo finale (X secolo a.C.), l'insediamento antico si estendeva sul pianoro dell'attuale cittadina e sulla contigua altura di Vignale. Le testimonianze restituite dalle estese necropoli, ai margini dell'abitato, e dai numerosi ed importanti santuari urbani e suburbani ricompongono un quadro di grande ricchezza e vivacità culturale fino alla conquista romana del 241 a.C. I

l periodo di maggior splendore si colloca nel IV secolo a.C., allorché ad un notevole rinnovamento urbanistico ed edilizio si accompagna una felice e creativa stagione artistica. Falerii, già impegnata nella fabbricazione di terrecotte architettoniche e votive e di bronzi, diviene ora anche un importante centro di produzioni ceramiche largamente esportate (a figure rosse, sovradipinte e a vernice nera), grazie all'arrivo di artigiani greci immigrati, produzioni che perdurano in forma più standardizzata anche nel secolo successivo.

Con la conquista romana la città, rasa al suolo (solo i santuari continuano ad essere frequentati), cessa di esistere, mentre la popolazione superstite viene trasferita a pochi chilometri di distanza, dove sorge in un luogo pianeggiante una nuova entità urbana, Falerii Novi.

Falerii, necropoli di Montarano, urna cinerariaIn questa sala sono raccolte le testimonianze relative alle più antiche manifestazioni funerarie dell'insediamento, inquadrabili nell'VIII e VII secolo a.C.

In particolare si segnalano i corredi di tombe a pozzo e a fossa della necropoli di Montarano, il più antico dei sepolcreti di Falerii, ancora riferibile alla fase preurbana. Particolare rilievo ha l'urna cineraria in lamina bronzea a forma di casa (metà VII secolo a.C.), il cui coperchio riproduce fedelmente la struttura di un tetto a doppio spiovente.

Allo stesso periodo risale il corredo della Tomba 8 (XLVII) di Celle, una delle necropoli più estese ed importanti della città, di cui fanno parte un servizio da banchetto (holmos, kantharos e anfora) in impasto con decorazione a lamelle metalliche e una coppia di anfore quadriansate con decorazione in rosso su bianco, di probabile produzione falisca.

Alcune importanti testimonianze della lingua falisca documentano la diffusione del culto di Dioniso tra i ceti aristocratici della città nel VII secolo a.C.

 

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