I centri del Latium Vetus

Alatri, Ardea, Tivoli, Lanuvio, Segni, Gabi

Nella sala sono esposti i materiali che provengono dai primi scavi sistematici condotti nel Lazio meridionale a partire dai decenni finali dell'800.

Quasi tutti i reperti rientrano nel vasto panorama dell'edilizia sacra a carattere monumentale che interessò tutto il mondo medio-tirrenico dal VI secolo a.C. Alla sfera del culto sono da riferire le stipi, accumuli di doni offerti dal devoto alla divinità, spesso composte da migliaia di oggetti.

Ne sono un esempio gli ex-voto rinvenuti nel tempio extraurbano di Alatri (latino Aletrium), e nella stipe in contrada Pescarella, ai margini del territorio di Ardea (latino Ardea), inquadrabili tra il IV ed il II secolo a.C. Sin dall'età orientalizzante venivano deposti in gran quantità nei santuari laziali anche miniature di oggetti d'uso comune. Una esemplificazione di questa particolare categoria di votivi è offerta dalla stipe dell'Acquoria a Tivoli (latino Tibur), dalla quale provengono anche le figurine in lamina di bronzo ritagliata, altro dono tipico delle stipi laziali arcaiche.

Alla sfera edilizia, invece, riconducono le antefisse a testa femminile che documentano l'eccezionale qualità raggiunta dalla coroplastica etrusco-italica in età tardo-arcaica. Spicca lo splendido esemplare con nimbo traforato che decorava il tempio dedicato a Iuno Sospita a Lanuvio (latino Lanuvium). Riveste carattere di dono eccezionale, invece, il modellino fittile di edificio, probabilmente templare, con tetto a doppio spiovente recuperato a Velletri (latino Velitrae).

Rientrano sempre nella koinè culturale che in età arcaica ed ellenistica caratterizza i doni alle divinità nei santuari etrusco-italici anche i materiali provenienti dal tempio di Giunone Moneta che sorge sull'acropoli di Segni (latino Signia). Tra gli elementi architettonici che decoravano l'edificio nelle diverse fasi edilizie, sono particolarmente interessanti i resti degli altorilievi frontonali del tempio tardo-arcaico (500-480 a.C.), che raffigurano una scena molto complessa in cui compaiono almeno tre gruppi di duellanti.

Nella sala è esposto un unico contesto funerario, rinvenuto nel 1899 nella necropoli in località Osteria dell'Osa, uno dei sepolcreti della città latina di Gabii. La presenza nel corredo di vasellame di prestigio e l'utilizzo di un sarcofago ricavato da un tronco di quercia quale contenitore testimoniano l'appartenenza del defunto alla classe aristocratica di Gabii durante la prima metà del VII secolo a.C.

 

Stipe dell'AcquoriaVelletri - modellino fittile di edificioAntefissa con nimbo traforato da LanuvioSarcofago in tronco di quercia