Tarquinia

A differenza delle altre grandi città dell'Etruria meridionale, Tarquinia non era rappresentata nel percorso espositivo del Museo di Villa Giulia.

Le testimonianze di questo centro infatti erano conservate sin dal 1878 nel Civico Museo di Corneto/Tarquinia, e poi trasferite nel Museo Nazionale istituito nel 1916 nella monumentale sede di palazzo Vitelleschi.

Nel nuovo allestimento di Villa Giulia è ora esposta una delle più significative testimonianze della pittura etrusca - la tomba del letto Funebre - i cui affreschi, distaccati nel 1953 per motivi conservativi, erano poi costretti nei depositi.

Sala 8: La tomba del letto funebre

Tomba del Letto Funebre parete di fondo Scoperta nel 1873, la tomba, databile tra il 470-460 a.C., è un'ampia camera quadrangolare scavata nella roccia, con soffitto a doppio spiovente e trave di colmo in rilievo; conteneva dei letti per le sepolture, di cui restano gli incassi per i piedi nel pavimento.

Soffitto e pareti sono tutti decorati: sul trave centrale sono dipinti rosoni e tralci d'edera, sugli spioventi un motivo a scacchiera che richiama un tappeto; sulle pareti un grande fregio figurato è sovrapposto ad uno zoccolo con delfini guizzanti sulla superficie increspata del mare. la scena nella parete di fondo e in parte di quelle laterali raffigura un grande baldacchino - una sorta di leggero velario - sotto il quale, al centro, è un monumentale catafalco con due copricapi conici inghirlandati e appoggiati su doppi cuscini, accanto a due leggeri mantelli; ai lati si svolge un banchetto allietato da musici, cui partecipano convitati - divisi per sesso - sdraiati su materassi e avvolti in coperte ricamate.

Fuori del baldacchino, all'aperto, sono dipinti giochi e danze: gare di pugilato e corse di carri, danze armate e lancio del disco, esercizi acrobatici a cavallo.

La prima interpretazione delle pitture riconosceva nel catafalco il letto funebre della ricca coppia di defunti, proprietaria del sepolcro, attorno al quale si svolgono il banchetto e i giochi funebri.

Di recente è stata proposta una lettura più complessa che vede nelle scene la raffigurazione di una cerimonia (theoxenia) in onore dei Dioscuri - evocati dai cappelli conici e dai mantelli sul catafalco - durante la quale si svolgevano esercizi ginnici ad essi particolarmente cari (Omero definisce Castore «domatore di cavalli» e Polluce «pugno forte»). Il culto dei Dioscuri era espressione di quell'élite etrusca che vedeva nella cavalleria e nell'atletismo l'essenza stessa della sua natura aristocratica. La rappresentazione dei due divini fratelli era particolarmente adatta ad un sepolcro, essendo questi destinati ad entrare ed uscire dall'Ade, e dunque a varcare quotidianamente la soglia tra vita mortale ed immortalità.