La villa di Papa Giulio III

Villa Giulia, fatta edificare da Papa Giulio III durante gli anni del suo pontificato tra il 1550 e il 1555, è uno splendido esempio di villa rinascimentale, sorta come villa suburbana, analogamente ad altri complessi cinquecenteschi di Roma e dintorni. 

Come nelle ville dell'antichità l'edificio residenziale, di dimensioni relativamente modeste, era inseparabile dal giardino: un giardino architettonicamente costruito, con terrazze collegate da scalinate scenografiche, ninfei e fontane adorne di sculture. 

Al progetto e alla realizzazione della Villa, articolata in una serie di tre cortili che si sviluppano in profondità alle spalle del "palazzo", parteciparono i più grandi artisti dell'epoca: il pittore, architetto e critico d'arte aretino Giorgio Vasari, l'architetto Jacopo Barozzi da Vignola e lo scultore e architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati, la cui firma si può leggere su un pilastro, all'interno della loggia, fra il primo e il secondo cortile.

L'apparato decorativo della villa era arricchito da affreschi, solo in parte conservati, come nel portico ad emiciclo, dovuti a Pietro Venale da Imola, nelle stanze del piano terra e nell'atrio, opera di Taddeo Zuccari e del primo piano, sale di Venere, dei Sette Colli, delle Arti e delle Scienze, dovuti a Prospero Fontana.

Elemento caratteristico della Villa è il ninfeo, in origine ricchissimo di decorazioni, alimentato da una canalizzazione dell'Acquedotto Vergine che corre in profondità e si manifesta nella fontana bassa, il primo "teatro d'acque" di Roma.

Nel 1912, nell'ambito di una nuova sistemazione urbanistica dell'area circostante, fu completata la costruzione, da tempo avviata, di una nuova lunga ala affiancata all'edificio storico, cui se ne aggiunse una seconda disposta simmetricamente a recingere il cortile rinascimentale, completata nel 1923.