Statuetta nuragica

Statuetta nuragica (inv. 59917)
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
bronzo figurato
Luogo di conservazione
Museo di Villa Giulia
Luogo di collocazione
sala 2
Inventario
59917
Materia e tecnica
bronzo fuso, decorazione incisa
Datazione
metà IX sec. a. C.
Provenienza
Vulci, necropoli di Cavalupo

Descrizione breve

Rinvenuta nel 1957 in una tomba ad incinerazione femminile in custodia litica.

Figura umana con alto cappello troncoconico, lunghi capelli intrecciati sul petto, abito con terminazione a punta nella parte posteriore; braccio destro piegato, sull'avambraccio una guaina da cui pende un oggetto di forma sferoidale; un grande "scudo" ripiegato intorno al braccio sinistro; sandali aperti ai piedi; poggia su di un supporto a forcella.

Gli elementi di vestiario trovano confronti con figure di sacerdoti, in particolare il cappello troncoconico e la presenza dei sandali, elemento raro nelle altre raffigurazioni. A rappresentazioni di pugilatore sembra rinviare l'abito terminante a punta sul retro, lo scudo in cuoio ripiegato, che generalmente è però portato sopra la testa e, soprattutto, la guaina con l'elemento globulare pendente che riveste il braccio destro. Si tratterebbe quindi di una figura complessa, di sacerdote-pugilatore, portatore di scudo, connesso con i ludi, una figura quindi con un significato simbolico e rituale estremamente spiccato.

Queste categorie di bronzetti, frutto di una produzione che inizia già nel Bronzo finale e perdura per tutta la prima età del ferro, in Sardegna hanno carattere prevalentemente votivo; si trovano, infatti, quasi esclusivamente nei santuari, dove venivano offerti alla divinità come ex-voto. La loro destinazione, una volta giunti in Etruria, sembra mutare, divenendo prevalentemente funeraria; le particolari caratteristiche del rito funerario villanoviano consentono, però, di affermare che il carattere votivo di questi oggetti si conserva. Infatti, è stato ipotizzato che questi oggetti, probabilmente più antichi del contesto nel quale sono stati rinvenuti, siano conservati a lungo nella famiglia, e pur perdendosi la memoria della loro destinazione originaria, si conserva il ricordo della loro destinazione votiva come "pietas" rivolta ai parenti anziché alle divinità.

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