Le ceramiche

Sala 19

Da segnalare il gruppo dei balsamari configurati di produzione greco-orientale, che incontrarono grande favore in Etruria. Di probabile produzione rodia sono i raffinati esemplari a testa di guerriero, a testa di Acheloo, a busto femminile.

A fabbrica di Rodi o di Mileto, città greca dell'Asia minore, è attribuibile il grande piatto con decorazioni concentriche a stambecchi e volatili, databile intorno al 630 a.C.

Nell'ambito dei vasi attici si segnalano il cratere a colonnette a figure nere della cerchia del pittore di Lisyppides (530-520 a.C.) che nella scena con corteo dionisiaco rievoca la sua funzione di contenitore del vino nel banchetto e l'imponente anfora a figure nere opera dello stesso pittore.

Le fabbriche etrusche sono documentate da un gruppo di buccheri, e nell'ambito della ceramica etrusco corinzia, da alcuni balsamari e da un grande bacile della prima metà del VI secolo a.C., mentre la produzione a figure nere annovera uno stamnos del vulcente Pittore di Micali e un raro, purtroppo frammentario, dinos (in etrusco tina, da cui il nostro «tino») del tipo detto Campana, opera di maestri ionici attivi a Caere.

Conclude la serie delle ceramiche un piccolo nucleo di vasi provenienti dall'Italia meridionale, fra i quali si segnala una coppia dei caratteristici «piatti da pesce» di fabbrica campana (seconda metà del IV secolo a.C.).