Sala 11

Il VI e il V secolo a.C.

Nella prima metà del VI secolo a.C., nel clima di una nuova e fiorente attività mercantile basata sull'esportazione di vino, in particolare ceretano e vulcente, fin sulle coste della Francia meridionale, muta il quadro delle produzioni artistiche che giungono in Etruria, come anche di quelle di fabbrica locale. Alle ceramiche corinzie e a quelle di imitazione (etrusco-corinzie), preponderanti dagli ultimi decenni del VII secolo, sulla scia degli artigiani giunti al seguito del nobile Demarato di Corinto, si sostituiscono via via le ceramiche attiche a figure nere - e più tardi, dal 520 a.C., quelle a figure rosse - accanto a nuovi prodotti provenienti dalla Grecia dell'est, nel cui circuito si inseriscono anche i vasi e i bronzi di Sparta (laconici).

A Cerveteri, come anche a Tarquinia e a Vulci, le percentuali più alte di importazioni attiche si registrano a partire dal 530 a.C. per un periodo di oltre cinquanta anni fino alla sconfitta etrusca del 474 a.C. per opera di Siracusa nelle acque di Cuma, che segnò il tramonto della potenza marinara degli Etruschi.

Il grande successo delle ceramiche prodotte ad Atene nella tecnica a figure nere e poi rosse si afferma nel momento in cui il quadro delle importazioni greco-orientali in Etruria, così ricco e variegato nella piena età arcaica (580-530 a.C.), si impoverisce. Viene meno l'attività dei mercanti ionici e, come succede a Gravisca, nel porto etrusco di Tarquinia, giungono nel fondaco greco presso il santuario nuove componenti del commercio greco, primo tra tutti quel Sostratos, mercante dell'isola di Egina, di fronte ad Atene, ricordato da Erodoto per i suoi favolosi guadagni.

L'imponente afflusso di vasi attici nei decenni a cavallo tra il VI e il V secolo a.C. è ben esemplificato in questa sala, ove figurano accanto a personalità di spicco della tecnica a figure rosse Euphronios, Oltos, Epiktetos, Pittore di Berlino, Onesimos i ceramografi cosiddetti bilingui, quelli cioè che usarono le due tecniche nello stesso vaso, come il Pittore di Nikosthenes, e molti vasi a figure nere, come le coppe "ad occhioni"e vasi per versare di forme diverse, anche di piccole dimensioni.

Utilizzate nei corredi funerari, ma anche nei santuari e nelle case, ove componevano raffinati servizi da banchetto, le ceramiche attiche svolsero in Etruria un ruolo molto importante nella trasmissione di temi, di usi e costumi greci.

Dalla metà del VI secolo l'immigrazione di artigiani ionici (da Focea) nei principali centri etruschi porta anche alla nascita di officine di vasai che danno vita a produzioni ristrette, ma notevoli sul piano stilistico: quelle delle idrie ceretane, dei dinoi campana e dei vasi pontici.