Sala 13a

Le ceramiche greche

In questa sala dedicata ai corredi del VI e V secolo a.C. con le più alte concentrazioni di ceramiche prodotte ad Atene nella tecnica a figure nere e più tardi in quella a figure rosse, in particolare il ricchissimo corredo della Tomba dei Vasi Greci, è anche esposta nella vetrina centrale l'ultima importante acquisizione del Museo di Villa Giulia: il celebre cratere di Euphronios da poco restituito all'Italia dal Metropolitan Museum of Art di New York. È uno dei più bei vasi attici giunti fino a noi, firmato da Euxitheos come vasaio e da Euphronios come ceramografo, il più abile dei pittori del gruppo cosiddetto dei pionieri che alla fine del VI secolo a.C. svilupparono la tecnica a figure rosse sul fondo nero del vaso.

Sul lato principale del cratere è raffigurato uno degli episodi più commoventi della guerra di Troia, narrato da Omero nel canto XVI dell'Iliade: la morte di Sarpedonte, figlio di Zeus e re dei Lici, che, come alleato dei troiani, cadde per mano di Patroclo. La scena coglie il momento in cui Hermes/Mercurio, messaggero degli dei, guida le personificazioni del Sonno (Hypnos) e della Morte (Thanatos) nell'atto di trasportare in patria il corpo trafitto dell'eroe in modo che questi possa avere degna sepoltura.

  Cratere di Eufronio        Cratere di Eufronio  

 

I luoghi di culto

Le ricerche sistematiche nell'area centrale della città antica hanno permesso una migliore conoscenza della topografia dell'abitato e il riconoscimento di importanti luoghi di culto.

Di alcuni di essi sono qui esposti gli elementi più interessanti della ricca ornamentazione architettonica in terracotta policroma che rivestiva la struttura lignea dei tetti degli edifici. Dalla zona di Vigna parrocchiale, dove agli inizi del V secolo a.C. fu edificato un grande tempio tuscanico accanto ad un edificio pubblico di forma ellittica, forse luogo per riunioni o spettacoli, provengono alcune lastre dipinte ed antefisse (terminazioni di coppi) da riferire ad un tempio di età arcaica, di cui non si sono ancora trovate le strutture. Decorate a vivaci colori con motivi vegetali, le lastre, al momento senza confronti, rivelano, al pari delle tegole a ‘l' con cui facevano sistema, l'impronta stilistica greco-orientale (530-520 a.C.). Un unicum è anche l'antefissa a testa di Acheloo (divinità fluviale), che richiama nello stile il volto della figura maschile del Sarcofago degli Sposi.

Santuario di Ercole

 

Il santuario in località Sant'Antonio (ai margini sudorientali del pianoro urbano) accoglieva due edifici a pianta rettangolare della fine del VI secolo, uno dei quali dedicato al culto di Ercole, un altare monumentale e una fonte sacra all'eroe, qui venerato come protettore delle acque.

Kylix di Euphronios decorazione internaDallo scavo provengono due tegole di gronda decorate con palmette e fiori di loto, alcune antefisse a testa femminile e resti di un elemento a voluta dipinto a squame, che si elevava sul colmo del tetto ai lati di un gruppo scultoreo raffigurante Atena ed Ercole (ne resta una piccola porzione), in forme forse non dissimili da quelle coeve del tempio di Sant'Omobono nel Foro Boario di Roma. Ad Ercole fu donata la splendida coppa attica a figure rosse, nella vetrina centrale e restituita nel 1998 dal Getty Museum di Malibu. Firmato da Euphronios e dipinto dal suo allievo Onesimos negli anni 500-490 a.C., il vaso reca sotto il piede l'iscrizione etrusca con dedica all'eroe ed è decorato con scene della guerra di Troia culminanti nel tragico episodio raffigurato nel tondo centrale interno con l'uccisione di Priamo e del piccolo Astianatte per mano di Neottolemo, figlio di Achille, alla presenza di Polissena affranta dal dolore.

Sulla sinistra è esposta anche una serie di antefisse a testa femminile, di varia provenienza, che mostrano in sequenza l'evoluzione tipologica dagli esemplari più antichi di forma dedalica ai più recenti con conchiglia ad elementi vegetali. Sono presenti infine alcuni doni votivi in terracotta dal santuario del Manganello (III-II secolo a.C.) dedicato ad Hera/Giunone, scavato nei decenni iniziali del secolo scorso. Eccelle sugli altri una splendida testa maschile, ravvivata dal colore che, tra realismo e astrattismo, potrebbe figurare in una collezione di arte contemporanea.

Il Cratere e la Coppa sono stati attribuiti in via definitiva nel 2015 alle collezioni del Museo Nazionale Archeologico Cerite di Cerveteri.

 

Necropoli della Banditaccia110422bis106463SNI 24a20749Kylix di Euphronios decorazione esterna20850