Sala 39

Il grande santuario in località Portonaccio

 la sala 39

 

Situato appena fuori della città, su una stretta terrazza a picco sul fosso della Mola e lungo un importante asse viario, il santuario era tra i più antichi e venerati di tutta l'Etruria. Si distingueva  per la sontuosità degli apparati decorativi in terracotta policroma e per la ricchezza delle offerte votive.  
Principale destinataria del culto, praticato dal VII secolo avanzato fino a dopo la conquista romana del 396 a.C., era la dea Menerva, venerata sia come divinità oracolare sia come protettrice dei giovani nei riti di passaggio alla vita adulta. Alla dea era dedicato un piccolo tempio  a semplice cella rettangolare e un altare quadrato con fossa dei sacrifici, posti nella parte orientale del santuario. Personaggi di alto rango e influenza politica frequentarono il luogo sacro, come Avile Vipiiennas di Vulci (uno dei fratelli collegati alla saga di Servio Tullio) e i Tulumnes di Veio, i cui nomi ricorrono nelle dediche alla dea incise su vasi  in bucchero di forma particolare, qui esposti, che spiccano tra la grande quantità di ex voto.

Le sculture in terracotta donate alla dea

Apre la straordinaria galleria di sculture donate alla dea, il grande torso maschile, forse raffigurante Ercole, databile intorno al 550 a.C.
Ad un alto dignitario è stata riferita la figura maschile in posizione statica, avvolta in un pesante mantello dall'orlo decorato e  fornita  di elaborate calzature all'etrusca. Realizzata a due terzi del vero, la scultura risente di schemi artistici propri  della Grecia orientale (Samo, Mileto), degli anni tra il 530 e il 520 a.C.
L'eccezionale donario in terracotta con Ercole e Minerva raffigura l'ascesa dell'eroe tra gli dei dell'Olimpo, introdotto dalla sua divinità protettrice. E'cinto alla vita dalla pelle del vinto leone nemeo (leonté), secondo il modo etrusco e latino, e stringeva con la destra la clava e con la sinistra l'arco, mentre la dea è armata con  elmo attico, corazza rigida e scudo. L'opera, eseguita verso il  500 a.C. da un grande maestro che risente nello stile dell'influenza greca ateniese, fu forse donata  dallo stesso re-tiranno, cui si deve la costruzione del tempio dell'Apollo nella parte occidentale del santuario.
Tra le statue di offerenti  che, nel caso delle immagini femminili, erano dedicate nei  riti prima del  matrimonio, mentre quelle maschili erano donate nelle cerimonie di passaggio da fanciullo a uomo, si distinguono per la levigata resa delle parti nude la figura del togato, databile poco dopo il 450 a.C., e la testa di giovinetto "Malavolta", dal nome di chi la scoprì, per i richiami ai modelli classici in bronzo del grande Policleto. Altrettanto raffinata nella posa e nell'abbigliamento  è la statua femminile ammantata, a due terzi del vero, degli anni a cavallo tra V e IV secolo.