Sala 2

La più antica storia della città: la prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.)

Alla fine dell'età del bronzo, contemporaneamente all'abbandono dei piccoli insediamenti di altura che costellavano la media valle del Fiora, sui pianori poi sede della città di età storica si sviluppa il centro protourbano, esito di una precisa strategia. Occupano i rilievi circostanti l'abitato nuclei sepolcrali diversi che, veri e propri embrioni delle necropoli di età storica, accolgono inizialmente tombe ad incinerazione, rito esclusivo a Vulci in questo periodo (cultura villanoviana).

Le ceneri del defunto, deposte in un'urna di forma biconica o più raramente a forma di capanna, venivano sepolte con pochi oggetti, per lo più di ornamento personale, in pozzetti scavati nel banco o in custodie di pietra.

Attraverso la composizione dei corredi è possibile riconoscere il sesso degli individui sepolti. Caratterizzano le tombe maschili le urne a capanna, i coperchi dei cinerari configurati ad elmo, le armi e rari elementi di bardatura alludenti al possesso del cavallo. Connessi col vivere quotidiano sono strumenti come il rasoio, il punteruolo e l'ascia, questa nella duplice valenza di utensile e di arma, mentre elemento distintivo dell'ornamento personale è la caratteristica spilla (fibula) ad arco serpeggiante.

Fusi, fuseruole, conocchie, rocchetti ed elementi fusiformi utilizzati nell'arte della filatura e della tessitura qualificano il ruolo della donna in seno alla comunità, mentre ricchi e di diverse fogge sono i gioielli, quali fibule, bracciali, cinturoni, fermatrecce, pendenti e collane in pasta vitrea, ambra e metallo.

Una testimonianza d'eccezione è la tomba dei Bronzetti Sardi rinvenuta nella necropoli di Cavalupo in cui furono sepolte due donne, un'adulta ed una giovane, le cui ceneri furono raccolte nella stessa urna, posta su un particolare sostegno all'interno di una monumentale custodia.

Nel ricco corredo, con gli ornamenti personali, persino in oro -rarissimo in quest'epoca-, spiccano bronzetti di produzione sarda, quali una singolare statuetta maschile, una piccola cesta e uno scettro-sonaglio, che sottolineano l'altissimo rango, forse sacerdotale, delle defunte.

La sepoltura, chiusa poco dopo la metà del IX secolo a.C., documenta l'esistenza di distinzioni sociali nell'ambito della comunità ma anche la precoce apertura di Vulci alle relazioni e agli scambi commerciali nell'area tirrenica.

Negli ultimi decenni dell'VIII secolo a.C., la sempre più intensa frequentazione di mercanti greci e fenici attratti dalle ricche risorse minerarie e agricole dell'Etruria, favorita dalla fondazione delle prime colonie greche in Occidente (Pithecusa/Ischia e Cuma in Campania), determina profondi mutamenti di tipo economico e sociale.

A Vulci, come in altri grandi centri costieri, si diffondono oggetti preziosi ed esotici, nuove tecnologie e modelli di vita che, prestati dal mondo greco, vengono rapidamente adottati dagli esponenti della nascente aristocrazia. Nelle necropoli si afferma il rito dell'inumazione entro tombe a fossa, raro in precedenza. Un forte rinnovamento si coglie nel campo delle attività artigianali e soprattutto in quello della ceramica, grazie alla presenza di artigiani immigrati che diffondono l'uso del tornio veloce e realizzano vasi in argilla depurata chiara, decorati con motivi ispirati a modelli greci. Si affiancano a forme proprie della tradizione locale, nuovi tipi di recipienti, come ad esempio il cratere, emblematica testimonianza del diffondersi fra gli esponenti delle élites locali della cerimonia del banchetto e del consumo del vino che divengono in Etruria, come in Grecia, momenti centrali della vita sociale dell'aristocrazia.