Sala 3

L'aristocrazia etrusca e i commerci tra VII e VI secolo a.C.

Gli intensi rapporti commerciali che legarono la greca Corinto all'Etruria trovano nitida eco nella leggenda del nobile Demarato. Nato a Corinto, intorno alla metà del VII secolo a.C. si sarebbe rifugiato a Tarquinia, centro a lui già noto per i suoi commerci, ove avrebbe preso in sposa una fanciulla dell'aristocrazia locale: dalla coppia sarebbe nato Tarquinio Prisco, il primo re etrusco di Roma, che serbò nel nome il ricordo della città di origine.

Quanto narrato dalle fonti trova riscontro nelle testimonianze archeologiche ove si registra, specie nel corso dell'Orientalizzante recente (630-580 a.C.), una circolazione via via crescente di vasi importati da Corinto. Questi, insieme ai raffinati prodotti delle città greche dell'Asia minore e delle isole, danno misura dell'intensità dei flussi commerciali che, controllati da un'aristocrazia dalla chiara connotazione mercantile, investono l'Etruria.

Nella sala sono esposti alcuni corredi funerari (la cosiddetta tomba Costruita  della necropoli della Polledrara, la tomba 1 del 1986 rinvenuta presso il grande tumulo della Cuccumelletta, la tomba del Pittore della Sfinge Barbuta, la tomba 167 degli scavi Hercle, la tomba 3 del 1988 rinvenuta nell'area del tumulo della Cuccumella) che ben rappresentano la volontà di esibire il lusso attraverso ceramiche corinzie, greco-orientali e fenicie cui si affiancano prodotti etruschi di grande qualità fra i quali alcuni di bucchero, ceramica che, nata a Caere intorno al 680 a.C., ben presto si sviluppa in tutti i maggiori centri dell'Etruria, trovando a Vulci esiti di particolare impegno nel "bucchero pesante", con vasi decorati a rilievo.

A partire dai decenni intorno alla metà del VI secolo a.C. si registra nelle produzioni di Vulci un profondo rinnovamento probabilmente collegabile alla presenza di artigiani ionici che, provenienti dalle città greche dell'Asia minore, ora minacciate dai persiani, raggiungono le coste dell'Etruria. Oltre che nel campo della bronzistica, della scultura in pietra e delle c.d. arti minori, il mutamento si coglie nitidamente nelle produzioni ceramiche, nel cui repertorio decorativo si diffondono sempre più saghe e miti greci e si delineano nuove personalità artistiche come avviene, ad esempio, nel caso dei maestri del c.d. gruppo pontico. Rappresentative di tale orizzonte sono le tombe 177, 60 e 145 degli scavi Hercle e la tomba XLVII degli scavi Mengarelli nella necropoli dell'Osteria.

Rinvenuta intatta, essa appartenne ad un esponente di quel ceto medio-alto che si afferma in questo periodo sulla scena politica di Vulci. Oltre al sontuoso servizio di vasi, ad arredi e strumenti in bronzo per il simposio che ancora una volta testimoniano l'alta qualità della bronzistica vulcente, largamente apprezzata anche in Grecia, il corredo accoglie, con resti di un carro, un'armatura completa (panoplia) composta da armi da offesa, quali le lance e la spada corta, e da difesa, come l'elmo, gli schinieri e il grande scudo. La presenza di un carro è indicata da resti delle ruote e da una testa di leone ruggente che rivestiva l'estremità del timone. Alla connotazione guerriera si aggiunge l'esaltazione dei meriti atletici del defunto, indicata dalla presenza di un'anfora panatenaica, che in Grecia costituiva il prestigioso premio per i vincitori dei giochi in onore di Atena. A questa si affiancano altri vasi per lo più attici a figure nere, fra i quali spicca una grande coppa la cui decorazione, ispirata al mondo dionisiaco, offre un riflesso della crescente diffusione del culto di Dioniso in Etruria, divinità strettamente legata al consumo del vino, evocato anche dall'anfora vinaria etrusca che completa il corredo