Sala 4

Vulci tra V e IV secolo a.C.

A partire dai decenni finali del VI secolo a.C. ceramiche attiche realizzate con la nuova tecnica delle figure rosse, ottenute a risparmio sulla superficie nera del vaso si diffondono in Etruria e in particolare a Vulci, centro le cui necropoli, al pari di quelle di Caere, hanno restituito sin dal secolo XIX un gran numero di capolavori dei più grandi pittori ateniesi, oggi vanto di collezioni antiquarie italiane e straniere.

A Villa Giulia, con l'anfora del Pittore di Berlino appena restituita dal Metropolitan Museum of Art di New York e ora esposta nella prima sala, figurano in questa sezione alcuni pregevoli vasi rappresentativi dell'attività di maestri come Oltos, il Pittore di Euergides (tomba del Kottabos), i Pittori di Villa Giulia, di Euaion, ecc. Il grande successo incontrato dai prodotti attici determinò ancora una volta lo sviluppo di botteghe locali che trovano avvio grazie ad un artigiano greco, forse di origine calcidese, Praxias, nei cui vasi le figure sono però ottenute con colore aggiunto sulla superficie nera del vaso e non a risparmio come nei prodotti greci. L'attività di un seguace di questo pittore è documentata da due vasi provenienti dalla tomba XLV della necropoli dell'Osteria, appartenuta ad un personaggio femminile.

Dopo la crisi sociale ed economica che nella seconda metà del V secolo coinvolge Vulci come altri centri dell'Etruria meridionale, agli inizi del IV secolo si registrano segnali di una netta ripresa frutto di ristabiliti equilibri economici e sociali. Mutano tuttavia le dinamiche dei flussi commerciali e, al progressivo rarefarsi delle importazioni dall'Attica, subentrano prodotti dell'Italia meridionale e del vicino territorio dei Falisci, mentre un rinnovato vigore manifestano le officine dei ceramografi locali impegnati nella produzione di vasi a figure rosse o suddipinte per lo più a soggetto funerario.

Fiorenti anche le botteghe dei bronzisti, come stanno ad indicare i materiali dai corredi delle tombe LV e LI dell'Osteria, appartenute rispettivamente ad un guerriero e ad una dama dell'aristocrazia terriera, ora al potere. Di particolare qualità appare quest'ultimo contesto che accanto a oggetti da toletta, ad arredi e a un ricco servizio di vasi per il banchetto, esibisce rari strumenti da fuoco. Fra le ceramiche del tutto singolare è la presenza di una più antica anfora attica a figure nere che, risalente agli anni intorno al 530 a.C., si qualifica come un vero e proprio oggetto antiquario, forse a lungo gelosamente conservato nel patrimonio di famiglia.

Sullo scorcio del IV secolo, cioè nei decenni che precedono la conquista romana del centro, nei contesti funerari prevalgono vasi a vernice nera di forme varie ed eleganti, come testimonia un corredo femminile dalla necropoli dell'Osteria.