La ricostruzione della tomba del carro

Disegno ricostruttivo al momento della scoperta

 La tomba del carro

Scoperta intatta nel 1965 nella necropoli dell’Osteria la tomba era costituita da una sola camera con una piccola nicchia laterale.

Essa fu destinata ad accogliere i resti incinerati di un giovane principe raccolti in un vaso di bronzo collocato al centro della banchina addossata alla parete di fondo.

Tutt’intorno erano disposti i materiali del corredo nel quale predominano gli oggetti in bronzo laminato, di forme talora del tutto originali e in più casi decorati ad incisione e a sbalzo con motivi del repertorio orientalizzante: per unitarietà di esecuzione e di ornati, essi dovettero essere commissionati alla stessa bottega vulcente.

Ai vasi funzionali alla cerimonia del banchetto sono associati il calderone, un’ascia, un coltello e due lunghi spiedi in bronzo per il taglio e la cottura delle carni, accanto ai quali compaiono due caratteristici arredi in bronzo come un sostegno a telaio e un reggivasi ai cui ganci erano in origine appesi, con altri piccoli recipienti, due portaprofumi (aryballoi rodiocretesi) e una coppa (kylix protocorinzia). Questi preziosi vasetti importati dalla Grecia consentono di precisare la cronologia del contesto tra il 680 e il 670 a.C.

vulci tomba del carroUna testimonianza unica è costituita dalla presenza di un piccolo carro da parata con cassa decorata da motivi identici a quelli che ricorrono sui vasi. Su questo doveva essere collocata, in funzione celebrativa, una delle due “statue” presenti nella camera funeraria, realizzate in bronzo e forse legno (sphyrelata). Tali stilizzate figure, alle origini della statuaria vulcente, si collocano in una tradizione funeraria locale tesa a recuperare la fisicità del defunto cremato e sono esito di una produzione che, probabilmente su impulso di maestranze immigrate, coniuga tecnologie di tradizione locale a modelli di origine levantina.