Sala 40

Il ciclo decorativo del santuario dell'Apollo a Portonaccio

  Eracle di Veio  apollo di veio Latona

Il ciclo decorativo del tempio dell'Apollo è costituito dal complesso di terrecotte che originariamente rivestivano le parti lignee dell'elevato, in particolare dalle statue a grandezza maggiore del vero che, poste su grandi basi a cavallo della trave di colmo, ornavano la sommità del tetto.

Collocate in gruppi di due o tre illustravano miti greci legati ad Apollo e al suo celebre oracolo, come in un grande altorilievo che aveva per sfondo il cielo.

Spiccano tra questi le statue di Apollo ed Ercole affrontati nella contesa per la cerva cerinite dalle corna d'oro, sacra ad Artemide/Diana, che concluse una delle dodici fatiche dell'eroe,

Erano presenti poi Hermes/Mercurio, di cui resta la splendida testa, e Latona con il piccolo Apollo in braccio, forse nell'atto di colpire con l'arco il serpente pitone per allontanarlo da Delfi.

Numerose le antefisse plasmate a mano, che coprivano le estremità dei coppi sui lati lunghi degli spioventi: entro cornici a conchiglia, decorate da elementi vegetali, esse raffigurano teste di Gorgone, di Acheloo (divinità fluviale), di menade e di sileno.

I caratteri stilistici del complesso decorativo risentono di quel gusto ionico «internazionale», già atticizzante, che caratterizza la cultura artistica etrusca negli anni finali del VI secolo a.C., ma il risultato raggiunto tocca livelli espressivi altissimi, che non hanno confronti nel panorama figurativo etrusco. L'autore è stato identificato nel "Veiente esperto di coroplastica" al quale il re Tarquinio il Superbo commissionò la quadriga acroteriale del tempio di Giove Capitolino a Roma inaugurato nel 509 a.C. Egli apparteneva alla celebre bottega di artigiani della terracotta fondata verso il 580 a.C. da Vulca, il maestro chiamato a Roma da Tarquinio Prisco per eseguire il simulacro dello stesso Giove Capitolino.