I centri dell'Umbria

Le collezioni umbre si sono formate tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento allorché il Museo aveva una competenza territoriale ben più ampia dell'attuale.

Ne fanno parte i corredi funerari delle necropoli di Terni, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Todi.

Esemplificativo dell'attività scientifica condotta all'epoca dai funzionari del Museo, è lo scavo della necropoli ad incinerazione e inumazione rinvenuta durante i lavori per le Acciaierie di Terni (X-IV secolo a.C.). I corredi esposti appartengono alla fase più antica del sepolcreto (X-VIII secolo a.C.).

Tra le sepolture più ricche, a fossa con circolo di pietra, la presenza di armi in alcune tombe maschili e di parure ornamentali complesse in quelle femminili denotano l'inizio del processo di differenziazione in classi, che vede ai vertici della società capi guerrieri.

Nel cuore dell'Appennino si trova la necropoli di Boschetto-Ginepraia (VII-VI secolo a.C.), scavata agli inizi del secolo in una zona impervia a nord di Nocera Umbra (latino Nuceria). Tra i corredi esposti si segnalano le due tombe più ricche di questa piccola comunità, la Tomba cd. «della bambina» e la Tomba 9, entrambe femminili e forse relative a consanguinee.

Confinanti con i Nucerini erano i Tadinati, ricordati dalle Tavole Iguvine e localizzati nel territorio di Gualdo Tadino. I sepolcreti di Malpasso e delle Cartiere, da cui provengono i corredi esposti, sono relativi ad una comunità fiorita soprattutto a partire dal V secolo a.C. e dominata da un'aristocrazia guerriera (elmi a calotta, spadoni ricurvi). Peculiare la presenza di barilotti lignei con fasciature di bronzo funzionali al trasporto di liquidi (acqua, vino).

Le scoperte di Todi (umbro Tutere, Tuter, Tute; latino Tuder) sono documentate attraverso la Tomba del guerriero in loc. S. Raffaele (fine V secolo a.C.), che, oltre ad aver restituito un consistente apparato da banchetto in bronzo e uno straordinario complesso di ceramiche attiche, si distingue per l'elmo da parata di tipo attico, in bronzo ageminato in argento e decorato a sbalzo con scene di combattimento, di produzione vulcente.

Alla prima metà del III secolo a.C. appartiene la Tomba «degli ori» della necropoli di Peschiera: la sepoltura, femminile, presentava un'articolata parure di ornamenti in oro, di produzione etrusca, tra i quali spiccano la collana con bulle e una coppia di grandi orecchini con pendenti a testa femminile. Raffinatissimo è lo specchio inciso con scena del giudizio di Paride, mentre eccezionale risulta il complesso dei bronzi figurati (patera ansata, oinochoe a becco, thymiaterion a cariatide).