Lo sport nell'antichità

a cura del Laboratorio Didattica e promozione visuale

La diversità tra cultura greca ed etrusca si evidenzia nei confronti dello sport a partire dallo stesso termine con cui le competizioni venivano designate: agones, cioè gare atletiche per i Greci e ludi cioè giochi per gli Etruschi. I primi consistevano in gare tra liberi cittadini; i secondi in spettacoli e divertimento e coloro che si esibivano erano persone di basso ceto sociale oppure professionisti prezzolati. In Etruria le donne, come in Grecia, non partecipavano alle competizioni sportive ma vi potevano invece assistere come spettatrici insieme al pubblico maschile.

A differenza che in Grecia, patria dell'atletismo puro, in Etruria non esiste distinzione tra giochi sportivi ed esercizi da circo: gli atleti sono sia equilibristi, saltimbanchi che degli "attori" del crudele e sanguinoso gioco del Phersu. In Etruria il premio dato al vincitore consisteva in preziosi vasi metallici e ceramici mentre in Grecia esso aveva generalmente un valore solo simbolico ( ad es. una corona di foglie).

Scene di lotta e del gioco gladatorio del Phersu dipinte nella tomba degli Auguri a Tarquinia

L'ideale atletico greco della "bellezza unita al valore" propria aristocrazie greche non venne recepito dalla classe dominante etrusca: nulla ci consente infatti di affermare che gli aristocratici etruschi partecipassero direttamente alle gare atletiche. Non si può escludere tuttavia l'esercizio di pratiche atletiche, specie nell'ambito dei giochi equestri, da parte dei giovani delle classi sociali elevate nel quadro delle cerimonie legate alle iniziazioni giovanili  e al passaggio alla maturità virile. Le numerose anfore panatenaiche rinvenute nelle tombe etrusche: escluso che esse potessero essere state vinte dal defunto in quanto ai "barbari" era vietata la partecipazione ai giochi greci, potrebbero essere state acquistate o donate al defunto per attestarne invece l'alto rango.

   

 

 

 

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